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PRIMA DI ROMA (seconda parte)

Per diversi secoli si è sempre ritenuto che Anzio fosse la capitale della popolazione Volsca, nulla di più sbagliato, in quanto tra questo popolo vigeva una specie di confederazione tra città, abbastanza simile a quella ideata dagli Etruschi, dove Ecetra ed Anzio avevano solo un ruolo di primo ordine, quest’ultima anche grazie alla precisa dislocazione della città e alla presenza di un vallo in sua difesa.

L’essere a metà strada tra le maggiori città etrusche e greche, con la naturale presenza di una rada che col tempo poteva, e lo sarà, essere trasformata in un piccolo porto, dove far riparare le navi in caso di pericolo, porterà il primitivo insediamento di Anzio ad avere una sempre maggiore importanza e potenza. La sua difesa venne affidata, al contrario di altre città circondate da possenti mura, ad un vallo, un terrapieno circondato dall’acqua del mare, mentre blocchi di tufo (il macco di cui era pieno il territorio circostante) vennero utilizzati per erigere una cinta muraria che si dimostrò, unita al fossato, una barriera insormontabile, riuscendo per anni ed anni a resistere alla forza bellica dei romani.

Il vallo, dopo la conquista romana, andò giustamente in disuso e venne col tempo ricoperto dalla vegetazione o smantellato, ma nulla a che vedere con le misere condizioni che l’ha ridotto la cementificazione selvaggia del XX° secolo. Oggi di quella meraviglia se ne vedono davvero pochissimi… metri!

L’aver parlato del porticciolo ci porta ad un’altra considerazione sulla storia anziate.

Per centinaia di anni l’etimologia stessa di Anzio si coniugava con quella di marinai e pirati; però, è decisamente improponibile pensare che i Volsci, scesi pochi decenni prima dalle montagne, siano diventati una delle forze navali più importanti e temute di quella parte del Mediterraneo, per cui questa congettura deve avere un’altra origine.

Quasi sicuramente, la possiamo trovare nella presenza in quella parte di costa (prima dell’arrivo dei Volsci), di elementi etruschi, che l’occuparono per diverso tempo durante la loro espansione verso il sud che li portò fino a Cuma.

Non per niente in tutta l’età classica, e ne troviamo menzione anche in alcuni papiri egiziani, si parla più volte dei tremendi Tirreni, intendendo per essi i pirati etruschi.

Ma dov’era ubicato il porto volsco di Anzio, il famoso Caenon? Per molto tempo si era creduto che esso fosse collocato nell’attuale Nettuno, ma gli studiosi più moderni hanno cominciato a ritenere assurda un’affermazione del genere; perché utilizzare una zona come Nettuno che non era al riparo dalle correnti e dai venti di libeccio, maestrale e mezzogiorno, come poteva essere, invece, la rada naturale di Anzio?

E’ più probabile, quindi, che il Caenon nettunese non fosse altro che il bacino adibito a cantiere navale, dove si costruivano le navi della flotta, sia da guerra che commerciale di Anzio, e la sua ubicazione è da localizzarsi alla foce del fiume Loricina, che all’epoca doveva essere molto più copioso d’acque.

Il vero e proprio porto Volsco, invece, doveva trovarsi su per giù dove venne poi costruito quello Neroniano, davanti l’attuale Villa Sarsina.

Un ipotesi già fatta propria nell’ottocento dal Nibby, che avvalorerebbe la storia della distruzione di questo porto, avvenuta nel 469 a.C. da parte del console T.Minucio, dopo un attacco senza fortuna alla città.

Secondo Dionigi di Alicarnasso (IX,56), il console non volendosene tornare a Roma a mani vuote, bruciò Caenon distruggendone attrezzature, cantieri e magazzini oltre ad un grande numero di navi ivi ancorate (ben 22 navi lunghe), lodandosi di aver distrutto la forza navale Volsca.

In realtà, così non fu visto che, solo pochi decenni dopo, la flotta piratesca di Anzio era di nuovo intenta a devastare le coste dell’Italia centrale.

Quello dell’assedio del console Minucio non fu il primo e né sarà l’ultimo scontro con Roma, ormai la coesistenza nel Lazio delle due potenze non poteva continuare senza arrivare ad un conflitto totale… ma questa è già un’altra storia.

 

Maurizio D’Eramo

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